Rivalità tra donne. Sfatiamo un mito, vi va?

“Tu pensi che non la vorrei attaccare al muro ogni singola volta che la vedo avvicinarsi a lui?” (Anna Bolena/Elanor vs Jane Seymour in “Io. Anna”)

Nel mio romanzo “Io.Anna“ le due famose rivali, Anna Bolena e Jane Seymour, formano una particolare alleanza per una finalità comune: l’amore per il re!
Nella realtà sappiamo che le due donne si odiavano, ma la rivalità in quel caso era dettata dalle pressioni che ricevevano dalle loro famiglie; dal prestigio che l’essere la moglie di Enrico VIII portava.

Al giorno d’oggi si può parlare ancora di questo tipo di rivalità?
Io credo di sì.
O meglio, credo che in fondo, ancora nel XXI secolo la rivalità sia dettata dalle pressioni che noi donne subiamo dalla società. Solo che il “premio” questa volta non è un re come Enrico VIII.

Osserviamo bene: la fama, i followers, i soldi e le mille agevolazioni che un’influencer ottiene facendo a spallate con la “concorrenza” non sono forse l’equivalente del prestigio che una donna nel XVI secolo otteneva sposando il re?

Ebbene sì, INFLUENCER is the NEW QUEEN.

Ora, con questo non voglio dire che le influencer siano delle insensibili arriviste che non guardano in faccia nessuno. Per carità. L’associazione che faccio è per la pressione che subiscono per riuscire ad essere sempre al top. La stessa che ha subito Anna Bolena da suo padre e suo zio quando doveva scalzare Caterina D’Aragona e la stessa che ha ricevuto Jane dopo di lei (e via dicendo perché la storia è colma di vicende del genere).

Ma sapete una cosa? La società siamo NOI. Quindi se questo ci inorridisce dobbiamo cominciare a parlarne cercando di cambiare!

Quindi, ecco cosa ho scritto a Felicia Kingsley in risposta alla sua stories in cui era allibita del fatto che in un giornale con target femminile si andasse ad alimentare l’idea che la gravidanza sia una gara (vedi sotto):

“A volte mi domando se viviamo in un XXI secolo alternativo… perché non posso credere che ci sia ancora così tanta medievalità”.

È la società ad essere ancora radicata in un sessismo, nemmeno tanto velato, che alimenta la rivalità tra donne.

Ma è ora di sfatare questo mito e portare anche esempi positivi. Sempre come ho scritto a Felicia: “il fatto stesso che io e te siamo qui a parlarne e a confrontarci mi fa sperare…
il supporto e la comprensione tra donne ha speranza e prima o poi, lentamente magari, arriveremo ad abbattere anche questo muro. La storia ci insegna che di conquiste noi donne ne abbiamo fatte: possono solo rallentarci ma mai fermarci!”

Per sostenere questa mia tesi voglio raccontarvi una cosa.

Nel corso della mia vita e nell’ultimo anno soprattutto, ho visto quanto le donne siano capaci di comprensione, sostegno e affetto.

Siamo cresciute con la convinzione che la rivalità tra donne sia normale. Certo, siamo cresciute con esempi come: Cenerentola e le sorellastre, Grimilde e Biancaneve, Rapunzel e Madre Gothel… ma questa non è rivalità, questi sono esempi di invidia pura e semplice.

E se la rivalità può essere anche positiva se offre lo stimolo a migliorarsi, l’invidia invece ti consuma. Ed è quella che la società alimenta.

Ma io ho affrontato una malattia prettamente femminile e quindi mi sono ritrovata a conoscere donne fantastiche di ogni tipo: differenti per età, cultura, e ceto sociale.

Beh, lasciate che ve lo dica: di fronte alla paura della malattia, alla testa rapata e alla camiciola d’ospedale ho capito che in fondo siamo tutte uguali: lottiamo per la nostra vita, i nostri affetti… per vedere i nostri figli crescere o per realizzare qualcosa che abbiamo sempre rimandato pensando “ora non ho tempo, ma lo farò più avanti!”

E, inaspettatamente rispetto a quello che mostra la società, ci sosteniamo. Che sia una chiacchierata durante la chemio, un abbraccio dopo l’esito delle analisi del sangue prima della terapia, l’applauso dopo rimozione del PICC, o lo scambio infinito di messaggi su come affrontare l’ennesimo effetto collaterale dei farmaci.

Insomma, esattamente come dice George R.R. Martin “Quando la neve cade e i venti bianchi soffiano, il lupo solitario muore, ma il branco sopravvive”

…noi donne siamo lupi e, se vogliamo, formiamo un branco meraviglioso!

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