World AIDS Day… e Linda Laubenstein

Il 1° dicembre il mondo intero celebra la Giornata contro l’AIDS e l’HIV. È in assoluto la prima giornata della salute divenuta una ricorrenza. Questo è positivo perché offre la possibilità di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo al problema, raccogliere fondi per la ricerca, esprimere solidarietà verso le persone affette da questa sindrome e commemorare quelle che ne sono morte. Dal 1984, anno in cui è stata identificata la malattia, 35 milioni di persone sono morte. È una delle pandemie più distruttive della storia. Nel 2016 ancora 1,6 milioni di persone si sono ammalate di AIDS e questo perché nel mondo c’è ancora tanta, troppa ignoranza sul come fare prevenzione. Una battaglia cominciata nella prima metà degli anni ’80 da una grande donna, un medico: Linda Laubenstein.

Dr. Linda Laubenstein

Linda è nata nel 1947 a Boston, ma prima del suo quinto compleanno viene costretta ad utilizzare una sedia a rotelle a causa di un caso aggressivo di poliomielite. Nonostante ciò, si laurea alla New York University School of Medicine e diventa professore presso il New York University Medical Center nel 1978. Una sfida enorme nel mondo scientifico degli anni ‘70 considerato il suo essere donna e per di più disabile.

La svolta nella carriera di Linda arriva quando nel 1981 nel suo studio arriva un paziente che mostra i sintomi del sarcoma di Kaposi, un raro cancro della pelle che a quanto pare si sta diffondendo a macchia d’olio soprattutto nella comunità gay di New York. L’uomo ha 33 anni e malgrado la terapia farmacologica prescritta, muore in soli diciotto mesi con lesioni cutanee che ricoprivano tutto il corpo. Questa forma di cancro sembra causare il collasso del sistema immunitario, una cosa mai vista fino a quel momento. Assieme al suo collega, il dottor Alvin Friedman-Kien, Linda lavora instancabilmente per trovare il modo di finanziare la ricerca per questa violenta sindrome. Prevede l’enorme portata dell’AIDS e cerca di divulgare quello che ha appreso assistendo più di un quarto dei casi segnalati a livello nazionale. Organizza la prima conferenza medica su vasta scala e non smette mai di prendere a cuore tutti i suoi pazienti: fa loro visita al pronto soccorso in piena notte, utilizza l’autobus per andarli a trovare a casa e, quando muoiono, va ai loro funerali.

Non è tutto. Molti malati di AIDS perdono il lavoro per via dell’aggravarsi delle loro condizioni o per la discriminazione nei loro confronti. Linda allora, convinta che un impiego mantenga il benessere emotivo, apre un’organizzazione senza scopo di lucro con Jeffrey B. Greene chiamata Multitasking Services, dove gli impiegati sono tutti suoi pazienti.

Durante una delle campagne di divulgazione conosce il drammaturgo Larry Kramer. Dopo essersi presa cura del suo partner, Kramer decide di ricordarla affettuosamente basando su di lei il personaggio di Emma Brookner nella sua opera teatrale “The Normal Heart”.

Linda Laubenstein rifiuta di tacere di fronte alla negligenza dimostrata dal governo degli Stati Uniti che accusa di mancanza di azione ignorando la sofferenza della comunità gay. La discriminazione verso i malati affetti da questa sindrome è imbarazzante, molti medici si rifiutano di curarli e alle reazioni decisamente invadenti di Linda loro rispondono chiamandola “Puttana su Ruote”.

Linda non le manda a dire nemmeno alla Chiesa Cattolica: si dimostra infatti critica per il trattamento riservato a gay e lesbiche. Ma tutto questo fervore suscita polemiche anche tra gli attivisti gay. Sì, proprio coloro che lei difende. E questo perché Linda aveva capito che la malattia si trasmette sessualmente, ma ancora non aveva capito il metodo di prevenzione. Così spesso si trovava ad incitare la comunità gay all’astinenza, arrivando addirittura a chiedere la chiusura dei bagni per omosessuali per scoraggiare comportamenti non sicuri. Purtroppo questa richiesta viene vissuta dai diretti interessati come una negazione della loro natura, che pare ricacciarli in quel mondo di sotterfugi e silenzi in cui avevano vissuto fino a poco tempo prima.

Nel 1990 Linda si ammala gravemente, ha una combinazione di asma, insufficienza respiratoria e gastroenterite. Continua a lavorare senza sosta, ma il 15 agosto 1992 muore per un attacco cardiaco a soli 45 anni.

Ancora nel 2020 i numeri dei contagi sono troppo elevati, ma l’accesso alle terapie sta riducendo la trasmissione di circa il 97% soprattutto dalle madri ai bambini. Una crescita così significativa non avrebbe potuto avvenire senza il coraggio e la determinazione delle persone che convivono con l’AIDS e che lottano affinché i diritti delle persone colpite vengano rispettati. Ma soprattutto bisogna ringraziare Linda Laubenstein e con il Premio di Eccellenza Clinica dell’HIV a lei dedicato  si vuole sottolineare l’importanza di avere medici che “si distinguono per i loro modi compassionevoli e il loro coinvolgimento totale nello sforzo di fornire assistenza completa alle persone con HIV / AIDS”.

La giornata mondiale contro l’AIDS rappresenta così un’importante occasione per promuovere prevenzione e assistenza, combattere i pregiudizi e sollecitare i governi e la società civile affinché vengano destinate risorse appropriate per la cura e le campagne di informazione. La giornata è inoltre un’opportunità per raccogliere fondi e rimarcare la necessità di difendere i diritti delle persone che convivono con l’AIDS. 

Il nastro rosso è divenuto il simbolo di solidarietà verso le vittime di questa malattia dal 1991 e lo si indossa (o lo si mostra) anche e soprattutto durante questa giornata.

Film consigliato: “The Normal Heart” del 2014 con Mark Ruffalo, Matt Domer, Jim Parsons e Julia Roberts

Trailer ITALIANO

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