
Una storia che esclude non è solo ingiusta: è falsa.
Le donne ci sono sempre state.
Il raccontarle fa la differenza.
Perché racconto le donne nella storia
Quando parliamo di Storia, spesso ci troviamo davanti a un racconto incompleto.
I fatti esistono, ma molte voci sono state escluse.
La storia che ci è stata consegnata è stata scritta prevalentemente da uomini, su uomini e per uomini.
La presenza femminile è stata silenziata, rimossa, considerata marginale.
Studiare e raccontare la storia delle donne rappresenta un atto culturale, educativo e politico.
Questo lavoro significa interrogarsi su chi ha avuto il diritto di lasciare traccia e su chi è stato escluso dai luoghi della memoria.
Le donne come parte di un sistema
Nel racconto storico è diffusa una narrazione che presenta le donne come eccezioni: la “prima”, l’”unica”, la “straordinaria”. Questa impostazione risulta rassicurante, ma produce una visione distorta.
Rafforza l’idea che l’assenza femminile sia la regola.
La realtà storica mostra altro: le donne sono state sistematicamente escluse dai processi di trasmissione della memoria.
Le competenze esistevano, mentre mancavano i diritti necessari a renderle visibili.
Raccontare le donne come parte di un sistema invisibilizzato obbliga a confrontarsi con le responsabilità della Storia e con quelle del presente.
Perché questo lavoro riguarda il presente
La storia delle donne possiede un valore morale ed educativo profondo.
Questo sguardo storico mette in discussione ciò che viene spesso percepito come naturale:
ruoli, silenzi e gerarchie emergono come il risultato di scelte culturali e politiche precise.
Il nodo centrale diventa allora l’invisibilità.
Comprendere il passato significa acquisire strumenti per leggere la disparità di genere come una questione viva, strutturale e contemporanea.
