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Wuthering Heights MANIA: confessioni (preoccupate) di una “Jane Eyre girl”

👉 Cime tempestose
👉 Cinema vs Letteratura
👉 amore tossico
👉 romanticizzazione
👉 educazione sentimentale
👉 wutheringheightsmania

Confessione pubblica.
Cime tempestose l’ho letto una sola volta.
E no: non mi ha entusiasmata.

Sì, lo so.
Opinione impopolare.
Avanti con gli sguardi scandalizzati da puristi della brughiera dell’Ottocento.

Io sono una Jane Eyre girl.
Da sempre.
Jane Eyre nel cuore, nelle vene, nei momenti difficili.
Jane Eyre quando hai bisogno di ricordarti che amore e dignità possono stare nella stessa frase.

Eppure eccoci qui.

Sta per arrivare l’ennesimo adattamento cinematografico di Cime tempestose.
Con Margot Robbie e Jacob Elordi.
Due persone talmente belle che potrebbero leggere l’elenco del telefono e renderlo sensuale.

Risultato?
Una Wuthering Heights MANIA globale.

Timeline invase. Thread infuocati. Confronti infiniti tra romanzo e film.
Ma, soprattutto, la trasformazione in una grande storia d’amore romantica.

E io che guardo tutto questo e penso: Amore???
Davvero stiamo chiamando amore una relazione fatta di ossessione, possesso, violenza emotiva e distruzione reciproca, solo perché ci sono vento, brughiera, addominali scolpiti e capelli scompigliati?

Quello non è amore.
È una relazione tossica con vista panoramica sulla brughiera.

Perché romanticizzare Catherine e Heathcliff è pericoloso oggi

Smettiamo di ridere un attimo.

Perché rendere romantico il rapporto tra Catherine e Heathcliff, nel contesto in cui viviamo, è una scelta delicata.
E potenzialmente pericolosa.

I ragazzi e le ragazze di oggi sono emotivamente confusi.
Nel mio lavoro sento continuamente parlare di:

  • relazioni tossiche
  • violenza verbale, fisica e digitale
  • controllo, manipolazione, dipendenza affettiva
  • femminicidi

In questo scenario, raccontare come amore una relazione basata sul possesso assoluto, sull’annullamento dell’altro e sulla sofferenza come prova di intensità manda un messaggio ambiguo.

E no, non è vero che “è solo un film”.

I film formano immaginari.
Influenzano il modo in cui riconosciamo — o non riconosciamo — certi segnali.
Plasmano l’idea di cosa sia passione, di cosa sia desiderabile, di cosa sia “normale” in una relazione.

Cavolo se possono influenzare la visione dell’amore nei giovani e nelle giovani!

Solleviamo il velo del romanticismo

Cime tempestose non è un romanzo d’amore nel senso consolatorio del termine.
È un romanzo sulla distruzione, sull’ossessione, sull’incapacità di amare senza possedere.

Emily Brontë racconta cosa succede quando il sentimento diventa totalizzante, quando l’altro smette di essere una persona e diventa una proiezione dei propri vuoti, delle proprie ferite, del proprio rancore.

Catherine e Heathcliff non sono un modello.
Sono un monito.

Il romanzo mostra come la violenza emotiva possa generare altra violenza, come il trauma si possa trasmettere, come l’incapacità di elaborare il dolore possa produrre generazioni infelici.

Questo è il cuore del libro.
Non il romanticismo.
Non l’estetica.
Non il tormento sexy.

Una speranza (minuscola ma c’è)

Una cosa però l’ho notata.
Il film viene presentato con il titolo tra virgolette.

E questo dettaglio — piccolo ma significativo — mi fa sperare che si voglia dichiarare subito una cosa:
questa è una reinterpretazione!

Non una trasposizione fedele.
Non un’idealizzazione.
Ma una lettura consapevole, magari critica.

Vedremo.

Nel frattempo ho deciso di fare la cosa più rischiosa di tutte: rileggerlo.

Non per farmelo piacere a forza.
Non per assolvere Heathcliff.
Ma per guardare il testo senza filtri romantici, sollevare il velo e chiamare le cose con il loro nome.

E sì, prenoterò anche il mio posto al cinema.

La brughiera chiama.
Io rispondo.
Ma senza perdere il senso della realtà.

Storie di Donne nella Storia

Ise Frank Gropius e il Bauhaus: la modernità raccontata da una donna

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Quando pensiamo al Bauhaus, pensiamo a linee pulite, forme essenziali, funzionalità.
Pensiamo a edifici iconici, a sedie diventate simbolo, a un’idea di modernità che ha cambiato per sempre il modo di progettare lo spazio in cui viviamo.

Il Bauhaus, fondato nel 1919 nella Germania di Weimar, non è stato soltanto una scuola di arte e architettura. È stato un laboratorio di idee, un esperimento sociale, una visione radicale che mirava a unire arte, artigianato e vita quotidiana. Un progetto nato in un’Europa ferita dalla Prima guerra mondiale, attraversata da profondi cambiamenti politici, culturali e sociali.

Quando si racconta questa storia, però, i nomi che emergono sono quasi sempre gli stessi. Architetti, artisti, direttori. Walter Gropius per esempio, uno dei fondatori. Figure maschili che hanno occupato la scena pubblica e i manuali di storia.

Molto più raramente si parla di chi ha lavorato dietro le quinte.
Di chi ha reso quel progetto comprensibile, esportabile, duraturo.

Ed è qui che entra in scena Ise Frank Gropius.

Ise Frank non è un’architetta, né una designer.
È un’intellettuale, una scrittrice, un’organizzatrice.
Ed è la donna che, accanto a Walter Gropius, ha contribuito in modo decisivo a costruire l’identità culturale del Bauhaus.

La sua storia si intreccia con quella della scuola, ma non coincide mai del tutto con la versione ufficiale che siamo abituati a conoscere.

Negli anni più difficili, quelli dell’esilio e della chiusura forzata del Bauhaus sotto il nazismo, il suo ruolo diventa centrale. Eppure, per molto tempo, il suo nome è rimasto ai margini.

Raccontare Ise Frank Gropius significa allora allargare lo sguardo.
Significa parlare anche delle molte donne del Bauhaus, artiste e progettiste straordinarie, spesso confinate in ruoli considerati “minori”, ma fondamentali per l’estetica e la filosofia della scuola.
Significa interrogarsi su come la Storia venga scritta, su chi firma e su chi sostiene.

Di tutto questo parlo nel nuovo episodio di Storie di Donne nella Storia, dedicato a Ise Frank Gropius.
Un episodio che non vuole riscrivere il mito del Bauhaus, ma osservarlo da un’altra prospettiva: quella di una donna che ha contribuito a costruirlo.

🎧 Ascolta QUI l’episodio completo del podcast per scoprire la sua storia.
Perché questa è, ancora una volta, la storia di una donna nella Storia.

f.

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Io. Enrico

Romanzo — seguito di Io. Anna (Gander Books, 2024)

A distanza di undici anni da quando Elanor torna dal suo viaggio nel passato, Io. Enrico riprende il filo della storia dal punto di vista di Enrico VIII — l’uomo che ha amato Anna con tutta l’intensità possibile, nonostante le ferite della storia.

Questo secondo volume esplora le conseguenze di quell’amore e di quella scelta: la memoria, l’abbandono e il desiderio di ritrovare ciò che è stato perduto.

Il romanzo si concentra su come il protagonista sia cambiato dopo gli eventi vissuti, e su come la storia personale e collettiva continuino a intrecciarsi.

Compralo QUI

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Io. Anna

Romanzo — edizione ampliata (Gander Books, 2024)

Io. Anna è un romanzo che intreccia storia, immaginazione e avventura. La protagonista, Elanor, guida turistica appassionata di Tudor, si ritrova catapultata nel XVI secolo nel corpo di Anna Bolena, regina d’Inghilterra e figura storica molto studiata.

Lungo il suo viaggio oltre il tempo incontra imprevisti, passioni e l’amore per Enrico VIII, mettendo in gioco non solo il proprio destino ma anche la possibilità di riscrivere la storia come l’abbiamo conosciuta.

Questa edizione è riveduta e ampliata con contenuti inediti e nuove prospettive di lettura.

Compralo QUI

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I miei romanzi

edizioni Gander Books

I miei romanzi nascono dal desiderio di unire rigore storico e immaginazione narrativa, per offrire storie che non si limitano a raccontare fatti, ma che esplorano persone, scelte e relazioni umane dentro la Storia.

Queste opere si collocano tra narrativa storica e introspezione emotiva, mettendo al centro figure femminili complesse e personaggi che rinnovano lo sguardo sul passato per illuminare aspetti del presente.

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Presentazione