“Bastava Chiedere!”

Quante volte ce lo siamo sentite dire dal nostro partner? E quanto ci ha fatto innervosire?

Possibile che tutto debba dipendere da noi?

Possibile che perfino durante la chemioterapia io mi trovassi a pensare se a casa fosse tutto a posto? Se mio marito avesse pensato a preparare la merenda a mio figlio? Se si fosse ricordato di far ripassare la poesia a Francesco prima di andare a scuola?

E attenzione, mio marito è un uomo che mi aiuta molto nella gestione della casa e… SBAGLIATO!!!!! Ho appena fatto un errore enorme! Un errore che facciamo in molte!

Rileggete la frase che ho scritto: “mio marito è un uomo che mi aiuta molto […]”

Nooooo! non mi deve AIUTARE, deve CONDIVIDERE la gestione della casa! Una sottile differenza ma che esprime un concetto enorme! La casa è di entrambi, la famiglia è di entrambi, entrambi lavoriamo, quindi… la responsabilità è di entrambi!

Semplice no? La risposta è sì, ma no.

Non mi credete? Allora leggete “Bastava chiedere!” di Emma con introduzione di Michela Murgia e scoprirete quanto sulle donne gravi il concetto di carico mentale, ovvero quel “processo per cui si chiede alle donne di complicarsi la vita per semplificare quella di cui amano”.

QUI il link per acquistarlo, non te ne pentirai!

Insieme è più divertente

Vi ho raccontato dell’inizio della mia nuova avventura su Loquis e del fatto che abbia deciso di coinvolgere anche i miei uomini.

Abbiamo deciso di presentarci per bene.

Ecco il team di “3×1. Un viaggio, Tre esperienze”

Francesco Vittorio

Mi chiamo Francesco, ma tutti mi chiamano Chicco e ho quasi 11 anni. Quando viaggio con la mia famiglia mi piace visitare i musei, soprattutto quelli con tecnologie avanzate che permettono un’immersione sensoriale o grafica 3D

Matteo, il Papà

Io sono Matteo, aka il Papà. Adoro farmi affascinare ed esplorare luoghi a me sconosciuti; amo la storia e come il tempo abbia plasmato le diverse culture e società, ma soprattutto sono un “edonista” ed è per questo che vi accompagnerò alla scoperta di uno degli aspetti più interessanti di questo nostro mondo (almeno per me): l’enogastronomia!

Francesca, la Mamma

Io sono Francesca, la Mamma. Sono quella che in famiglia spinge ad intraprendere viaggi culturali. Per renderli piacevoli a tutti cerco posti suggestivi con aneddoti storici divertenti ed interessanti, legati a leggende, personaggi e tradizioni. Amo la storia e sono capace di perdermi ore dentro ad un museo

Beh, ci stiamo davvero divertendo un sacco. Al momento, vista l’impossibilità di poter viaggiare, stiamo rispolverando luoghi ed emozioni visitati negli ultimi anni. Ovviamente io ho cominciato omaggiando due argomenti a me davvero cari: la mia amata Scozia e una grande donna, Flora McDonald.

Clicca sulla foto per ascoltare

Chicco ha raccontato la bellissima esperienza al Jorvik Viking Centre a York

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Matteo invece ci ha accompagnato sull’isola di Skye per farci conoscere il mitico Whisky locale: il Talisker

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Vi ho incuriosito?

Allora scaricatevi LOQUIS disponibile per iOS o Android e seguiteci!

Become a Lady – Diventare Lady

Penso che almeno una volta nella vita sia capitato ad ogni donna di sognare di diventare una principessa. Nei giochi all’asilo, in cortile, con le bambole; oppure nella pianificazione del matrimonio, in cui ogni dettaglio doveva risaltare quell’unica volta nella vita in cui avresti indossato un abito con strascico, guanti e (forse) il diadema!

Avanti, ammettiamolo: almeno una volta tutte!

Con l’andare del tempo ovviamente questo sogno svanisce nella consapevolezza che lo stato di principessa è impossibile da ottenere visto che i reali disponibili su piazza sono praticamente inaccessibili (anche se Kate e Meghan hanno un po’ incrinato questa mia certezza e quindi sto cominciando a lavorare sulla possibilità di far incontrare “spintaneamente” mio figlio con la principessa Charlotte).

Ovviamente con l’età (e la maturità? Naaaaa) si instaura anche la cognizione che lavorando sodo e costruendo una vita e una carriera appagante, non servono a niente titoli e terre!

Così gli anni passano e gli unici segni di nobiltà sono alcuni dettagli d’arredamento in casa; corone che compaiono in ogni dove dai vestiti, ai tatuaggi passando per gli accessori; serie televisive, libri e avvenimenti Royal seguiti rigorosamente obbedendo al british dresscode.

Eccomi al Matrimonio di Harry e Meghan
E qui al Matrimonio di Eugenie di York (nemmeno la malattia mi ha impedito di assistere)

…E così il diadema che ho sempre sognato di indossare (senza per forza dovermi sposare mille volte) finisce in un cassetto.

Poi però accade qualcosa.

Succede che il 13.09.2020 mio marito mi fa un regalo speciale.

Come sapete (e se non lo sapete andate a leggere il mio articolo QUI ) quest’estate sarei dovuta andare nella mia amata Scozia in vacanza con l’intento di girare tutte le Highlands e alcune isole. Purtroppo il COVID-19 ha impedito questo viaggio e per me è stato un duro colpo (nell’articolo capite perché).

Mio marito in famiglia è famoso per il fatto che non azzecca mai un regalo con me (ci tengo a sottolineare che non sono una persona materialista, anzi, ma qui si parla proprio anche del pensiero…) quindi per lui ogni avvenimento è diventato una sfida personale nel trovare il regalo perfetto.

Beh, penso proprio che quest’anno ci sia riuscito. Per il nostro 12° anniversario di matrimonio (sì, ci ha messo un po’…) mi ha fatto diventare una LADY SCOZZESE!!!

Come? Ora ve lo spiego.

Innanzitutto c’è da chiarire che a differenza della gerarchia inglese in cui il termine “Lady” indica semplicemente una donna di elevato ceto sociale, in Scozia un LAIRDS (termine scozzese per Lord) è il proprietario terriero e quindi il SIGNORE di un determinato pezzo di terra. Al femminile quindi LADY assume decisamente un valore differente rispetto al corrispettivo inglese.

Chiarito questo vi spiego l’iniziativa che mi ha fatto diventare una Lady dell’Aberdeenshire.

In Scozia da qualche anno diverse associazioni hanno cominciato a vendere lotti di terreno per preservare e proteggere le aree boschive mantenendo l’intera zona libera da qualsiasi altro uso tranne che per il pacifico godimento della terra, proteggendo così la biodiversità della flora e della fauna. L’acquisto di questi lotti e la conseguente privatizzazione del terreno impedisce la costruzione di edifici, strade e altri elementi che possono rovinare il bellissimo paesaggio tipico scozzese. Inoltre, nel caso del mio lotto, acquistando il terreno la UK Woodland Trust Charter si impegna a piantare un albero ad ogni ordine fatto così non solo si protegge il terreno, lo si ripopola anche!

Ma torniamo ora al mio titolo di Lady.

Beh, stando a ciò che c’è scritto sulla proclamazione e andando a vedere l’atto di acquisto sul sito, sono ufficialmente una Lady. Questo vuol dire che se io volessi potrei aggiungere questo titolo in tutti i miei documenti perché con l’acquisto del lotto sono diventata una proprietaria terriera e secondo un’usanza storica scozzese questo rende “Laird” e nel mio caso appunto “Lady”.

La tentazione è davvero ai massimi livelli, ma penso che mi riserverò questa goduria extra solo per i documenti per i viaggi in UK (e ovviamente per gongolare tra amici!).

Ma la cosa che più mi piace è che il terreno sarà mio per sempre e che potrà passare in eredità a mio figlio. Sapete cosa vuol dire?

La strada per l’incontro di mio figlio con la principessa Charlotte è un passo più breve!!!!

Scherzi a parte, i lotti acquistabili sono situati in diverse zone della Scozia. Il mio, come detto è nell’Aberdeenshire, una distesa di boschi composti da sorbi e frassini di fronte a Knichtland Burn a Huntly. Fiori di campo bianchi, cardi viola e svariata flora e fauna prendono vita durante la primavera e l’estate. 

Inutile dire che la prossima volta che andrò in Scozia (COVID permettendo nell’estate 2021) mi recherò al mio terreno per il quale ho un progetto bellissimo, ma che vi racconterò più avanti. Inoltre ne approfitterò per per visitare uno dei due castelli della zona: il castello di Huntly e il castello di Kildrummy, entrambi ben conservati e affascinanti.

Questa è la mia zona, ma troviamo appezzamenti anche a Dumfries e Galloway, nel NordOvest.; nella Riserva di Mountain View – Lochaber e in quella di Glencoe Wood.

Ecco, penso di avervi dato abbastanza informazioni.

Vi lascio alcuni siti da consultare:

Fatemi sapere, potremmo essere vicini di proprietà!

Ora vi lascio, vado ad allenarmi nel saluto dalla balconata… ma soprattutto vado a cercare un diadema più grande!

BookCrossing. Cos’è e come partecipare.

Si può attribuire l’iniziativa di “abbandonare” a sé stessi testi e libri già al filosofo greco Teofrasto, il quale li gettava in mare in una bottiglia; oppure al Progetto Gutemberg, in cui digitalizzare libri era visto come una forma di condivisione (l’ideazione dei moderni e-book per intenderci); oppure ancora con il progetto Born to Read (in Italia Nati per Leggere) in cui alcuni pediatri americani, dopo aver notato che i libri lasciati in sala d’attesa sparivano, istituzionalizzarono l’iniziativa mettendo a disposizione libri gratuitamente.

Insomma, qualunque sia l’origine lo spirito e lo scopo sono gli stessi: divulgare libri senza trarne profitto economico.

“Ma esistono già le biblioteche per questo!” potreste obiettare.

È vero. Ma il BookCrossing va ancora oltre il prestito che fa una biblioteca. L’intento è quello di “far viaggiare” il libro. Entrare nella vita di una persona e creare un’intersezione tra chi lascia il libro e chi lo prende. Un “tocco” anche se solo virtuale.

Altra cosa che caratterizza il BookCrossing è la tracciabilità del volume lasciato. Chi vuole donare un libro deve registrarlo nel sito web attraverso un codice BCID (BookCrossing ID) che permetterà di seguirne i passaggi di mano in mano. Una volta lasciato il volume in uno spazio apposito che si può trovare ovunque ( QUI la mappa dei punti BookCrossing in Italia), chi prende il volume è invitato ad entrare nello stesso sito e registrarne il possesso utilizzando il codice che troverà all’interno.

-> La registrazione al sito, così come tutte le operazioni legate al BookCrossing sono gratuite.

Intorno al BookCrossing, come potrete immaginare, si è creata una community sia virtuale che non, e dal 2003 ogni anno si svolgono i diverse città italiane degli incontri in cui si scambiano libri (evitando di lasciarli in giro per la città), si conosce gente nuova con le stesse passioni letterarie e ci si confronta. ( QUI potete trovare alcune iniziative)

Come sono venuta a conoscenza di questa iniziativa?

Beh, potrei dire che è dovuto al fatto che quattro anni fa nella mia città (MERANO) è stato inaugurato un angolo BookCrossing dalla Biblioteca Civica in quello che è sempre stato considerato un luogo “non raccomandabile”, ovvero il parco della stazione. Questa iniziativa, insieme a dei lavori urbanistici come il servizio di wi-fi gratuito e l’installazione di nuove panchine e rampe per skateboard, ha portato una rivalutazione della zona e la frequentazione da un diverso e nuovo target di persone.

Ammetto che però non l’ho conosciuto così. L’ho conosciuto tramite il profilo Instagram di Emma Watson: la giovane attrice ha pubblicato diversi post in cui mostra di lasciare in giro per le metropolitane londinesi libri autografati da lei con il fine di promuovere l’abitudine alla lettura (QUI trovate l’articolo de IL LIBRAIO.IT che ne parla).

Io ho deciso di partecipare con il mio romanzo “Io. Anna” lasciandone una copia in ogni città che visito. Ho cominciato con Milano (QUI il post in cui lo racconto) e voglio proprio vedere che bei viaggi farà la “mia” Anna 😉

Nella speranza di avervi incuriosito, vi invito a cercare il BookCrossing più vicino a voi e partecipare all’iniziativa.

Facciamo girare la cultura!

#faigirarelacultura

Happy Birthday Elisabeth

Per commemorare il giorno di nascita dell’unica figlia di Anna Bolena ed Enrico VIII ho preparato la lettura di un estratto del mio romanzo “Io. Anna”.

Il capitolo 13, da cui è tratto, è un capitolo che mostra molto di ciò che è cambiato della vera storia della regina Anna. Troviamo un ambiente sereno, familiare e colmo d’amore.

Se questo estratto vi ha incuriosito qui o qui potete trovare dove acquistare il mio romanzo. Se invece lo avete già letto fatemi sapere come avreste cambiato la storia della piccola Elisabetta nei commenti!

A presto

fRa’

“Harry e Meghan. Finding Freedom”

Volete sapere la mia opinione su “Harry e Meghan. Libertà”? Allora eccola qua.

Non boccio questo libro perché nel suo insieme offre molti aneddoti interessanti e inediti sui due protagonisti e anche sugli altri componenti della famiglia reale. Ci offre una panoramica su avvenimenti, viaggi e vita quotidiana dei Royals che non troviamo facilmente sui rotocalchi. Quindi per chi, come me, ha una passione smisurata per la vita a corte delle regina Elisabetta II, qui può trovare soddisfazione.

Quello che però mi disturba è che, sebbene Harry e Meghan si siano dissociati da questo libro, per tutte le sue 400 e passa pagine si ha l’impressione che a scriverlo (o a dettarlo) sia stata proprio la Duchessa di Sussex.

Oltre ad esserci particolari davvero troppo intimi per essere riportati da fonti (per quanto vicine alla coppia), la sensazione che si vive leggendo è che tutto il libro sia un’opera di “pulizia” della reputazione di Meghan.

La protagonista è praticamente lei, si parla della sua infanzia, dei suoi studi, della sua filantropia, della sua carriera d’attrice e di influencer. Insomma MEGHAN, MEGHAN, MEGHAN. Harry compare alcune volte solo come “strumento” per esaltare la moglie, oppure per sottolineare il suo profilo di depresso, emarginato e soggetto ad attacchi di rabbia. Un “calimero” reale che nessuno riusciva a capire prima di incontrare lei.

Guarda caso però tutto quello che poteva essere discutibile o, che Dio non voglia, criticabile, è stato eliminato o al massimo attutito. Ecco allora che il precedente matrimonio di Meghan, fallito in meno di due anni, viene liquidato in poche pagine con un “non funzionava più, ma siamo rimasti in ottimi rapporti!” e tutta la gavetta per arrivare al ruolo di Rachel in “Suits”, tra cui una scena di sesso orale nel remake di “Beverly Hills 90210” viene riportata con “Meghan esitò a girare la scena, ma le aspiranti attrici non possono fare le schizzinose”. Ecco qua: un neo c’è, ma piccolissimo insomma.

Quello che penso è che questo libro sarà un’arma a doppio taglio per i duchi di Sussex. Voler per forza apparire perfetta a mio parere renderà Meghan antipatica. Quando mai una “miss perfettina” ha suscitato simpatia? Per vero che può essere quello che c’è scritto sul libro riguardo al suo passato, non c’era niente di male se ci avessi trovato scritto che al college ogni tanto partecipava a delle feste, che si sia ubriacata una volta, tanto da non ricordare dove fosse. Invece che sottolineare l’imbarazzo nel girare la scena di sesso orale, essendo lei una femminista convinta, perché non ha aggiunto che una donna non dovrebbe essere etichettata per il lavoro che fa?

Mi sembra tutto un’ipocrisia.

Lei è un’americana con tradizioni e cultura differenti da quelle inglesi e soprattutto dal protocollo reale. Era suo diritto quindi comportarsi per quello che era prima di incontrare Harry e decidere di entrare nella sua (complicata) vita di corte. Perché nascondere sotto il tappeto le imperfezioni? Sono proprio quelle che rendono unici e che fanno appassionare la gente.

Sono convinta che tutti cerchino sempre di mostrare il loro lato migliore (lo facciamo noi “poracci” nella vita di tutti i giorni, vuoi che non lo facciano Harry e Meghan?), ma credo anche che sia proprio questo bisogno di mostrarsi perfetti che ha affaticato psicologicamente i Sussex, malgrado abbiano sempre dichiarato di voler essere “normali”. E questo libro lo dimostra.

In conclusione trovo sia stato una buona compagnia nella mia giornata infinita di visite, ma avrei preferito trovare più genuinità, realtà… insomma vita VERA, piuttosto che un manifesto all’esaltazione di Meghan Markle.

“ALBA Gu Bràth!” Scozia ti amo e tornerò da te!

Io agli Highlander Games che si sono svolti il 20 luglio 2019 nella mia regione

Ho come l’impressione che aver scelto Flora McDonald come protagonista del mio ultimo Podcast (se ancora non l’avete ascoltato lo travate qui ) sia stato un impulso del mio subconscio che soffre tremendamente della disdetta del viaggio in Scozia che con la mia famiglia progettavamo da un anno.

Nel 2015, come regalo per la mia laurea, abbiamo girato per l’UK vedendo anche alcuni luoghi della bellissima Scozia. Me ne sono innamorata definitivamente (al ritorno mi sono pure fatta un tatuaggio, il mio primo, con la scritta “Alba gu Bràth” che vuol dire “Scozia per sempre” o ” Scozia fino al Giudizio”).

Già la adoravo solo da video e foto, ma essere lì, assaporarne i profumi, i colori e (perchè no?) anche il clima particolare, mi ha fatto capitolare verso un amore che, a volte può sembrare infondato verso una nazione così diversa dalla mia, ma che sento appartenermi molto. Di ritorno da quel viaggio mi sono ripromessa che ci sarei tornata per approfondire la visita di luoghi che per motivi di tempo abbiamo dovuto tralasciare.

Poi c’è stata la malattia e questo ha stravolto tutti i piani.

Ma la Scozia mi ha accompagnato in ogni momento. Durante le sedute infinite di chemioterapia spesso avevo freddo e quindi portavo sempre con me la sciarpona di lana in TARTAN che avevo comprato ad Inverness e mi ci avvolgevo, facendomi coccolare dalla sensazione di calore che non veniva solo dalla lana, ma anche dai ricordi di quei bellissimi luoghi. Luoghi che mi apparivano ogni volta che chiudevo gli occhi quando mi dicevano di rilassarmi durante l’infusione di farmaci (che dire che ti stordiscano è davvero poco), accompagnati dalla musica tipica e dal suono meraviglioso delle cornamuse che mi suonava nelle orecchie.

E’ stata la Scozia il luogo che ho scelto quando sdraiata sul lettino operatorio, circondata da mille macchinari e persone mascherate, mi hanno detto di chiudere gli occhi e pensare ad un posto in cui sarei voluta essere.

“Signora, pensi ad una bella isola con la sabbia bianca e le palme…” “NO!” ho risposto all’infermiera “Io sto per andare nella mia amata Scozia” e detto questo ho immaginato le bellissime colline colorate che da Edimburgo accompagnano la strada che conduce a Lochness; ho visto il meraviglioso paesaggio che regala il castello di Stirling; ho visto la spiaggia di Nairn e la montagna di Ben Navis. Poi più nulla. Il nero più totale.

La paura di non riaprire più gli occhi era tanta (lo so, sono ipocondriaca, ma vi assicuro che ho imparato a non dare più nulla per scontato). Quindi quando mi sono risvegliata, mi sono ripromessa di tornare in quei luoghi che tanto mi hanno aiutato nella mia battaglia.

Non ho dovuto nemmeno dirlo ad alta voce. Un confronto avuto con mio marito durante una nostra seduta dallo psicologo (sì perché io posso sembrare forte, ma ad un certo punto ho avuto bisogno d’aiuto anche io e non mi vergogno assolutamente a dirlo…) ha fatto emergere tutte le sensazioni che ho provato durante il percorso della mia malattia e quanto la Scozia sia stata presente dentro di me. Questo ha fatto sì che dopo la visita di controllo post operatoria (andata molto bene) avvenuta sei mesi dopo l’intervento, mio marito mi ha mandato una mail con scritto:

“Alla mia guerriera: hai combattuto per tutti noi ed ora meriti di rivedere quei luoghi che tanto ami e che ti hanno supportata”

Matteo

In allegato c’era la prenotazione del volo per Edimburgo.

Non vi dico nemmeno la mia gioia: pianti, risate… insomma un mix di emozioni fortissime, assieme all’eccitazione di organizzare l’intero itinerario nelle settimane successive.

Ed eccoci arrivare al 21 luglio 2020. La mail che tanto temevo è arrivata inesorabile.

VOLO ANNULLATO.

Per carità, al 90% lo sapevo già… le notizie le seguivo assiduamente, ma la speranza, seppur minima, continuavo a coltivarla.

Niente Scozia per quest’anno.

Matteo mi ha subito consolato dicendo che ci riproveremo prossimo anno, ma io per qualche giorno ho sofferto davvero molto. Continuavo a ripetermi “Ma cos’ho fatto di male? Non ho già sofferto abbastanza? Neanche la piccola gioia di farmi tornare in Scozia posso avere?”

Finito di piangermi addosso ho poi realizzata una cosa: io non ho ancora finito. Il capitolo “malattia” non è ancora terminato.

E’ vero, i valori sono buoni e sembra non esserci più nulla, ma ho ancora un intervento che mi aspetta: al momento sono ancora “provvisoria”, le protesi che indosso sono degli espansori (che fanno pure un male cane…) e tra il ritardo causato dalla mole di emergenze che alla IEO hanno dovuto affrontare e il lockdown, l’intervento per mettere le mie belle tette definitive è passato anche nella mia mente in secondo piano. Come se mi fossi accontentata.

Ecco. La mia amata Scozia mi ha ricordato che non devo più accontentarmi!

Va bene allora, sono pronta ad affrontare il secondo intervento (sono tornata in lista d’attesa)! E giuro che per agosto del prossimo anno sarò in formissima per poter scalare il monte Ben Navis (beh, adesso forse esagero…) e poter urlare alla mia amata Scozia:

ECCOMI. SONO QUI!

Nel frattempo mi lascio emozionare dai ricordi e dalle bellissime storie di quella terra, condividendo con voi la storia di Flora McDonald e consigliandovi di andare ad ascoltare una delle mie canzoni scozzesi preferite “The Parting Glass” ( vi lascio il video con una versione davvero bella, in particolare prestate attenzione al minuto 2:32… emozione pura!)

Prima o poi riuscirò a rivedere tutto. Prima o poi tornerò!

Rivalità tra donne. Sfatiamo un mito, vi va?

“Tu pensi che non la vorrei attaccare al muro ogni singola volta che la vedo avvicinarsi a lui?” (Anna Bolena/Elanor vs Jane Seymour in “Io. Anna”)

Nel mio romanzo “Io.Anna“ le due famose rivali, Anna Bolena e Jane Seymour, formano una particolare alleanza per una finalità comune: l’amore per il re!
Nella realtà sappiamo che le due donne si odiavano, ma la rivalità in quel caso era dettata dalle pressioni che ricevevano dalle loro famiglie; dal prestigio che l’essere la moglie di Enrico VIII portava.

Al giorno d’oggi si può parlare ancora di questo tipo di rivalità?
Io credo di sì.
O meglio, credo che in fondo, ancora nel XXI secolo la rivalità sia dettata dalle pressioni che noi donne subiamo dalla società. Solo che il “premio” questa volta non è un re come Enrico VIII.

Osserviamo bene: la fama, i followers, i soldi e le mille agevolazioni che un’influencer ottiene facendo a spallate con la “concorrenza” non sono forse l’equivalente del prestigio che una donna nel XVI secolo otteneva sposando il re?

Ebbene sì, INFLUENCER is the NEW QUEEN.

Ora, con questo non voglio dire che le influencer siano delle insensibili arriviste che non guardano in faccia nessuno. Per carità. L’associazione che faccio è per la pressione che subiscono per riuscire ad essere sempre al top. La stessa che ha subito Anna Bolena da suo padre e suo zio quando doveva scalzare Caterina D’Aragona e la stessa che ha ricevuto Jane dopo di lei (e via dicendo perché la storia è colma di vicende del genere).

Ma sapete una cosa? La società siamo NOI. Quindi se questo ci inorridisce dobbiamo cominciare a parlarne cercando di cambiare!

Quindi, ecco cosa ho scritto a Felicia Kingsley in risposta alla sua stories in cui era allibita del fatto che in un giornale con target femminile si andasse ad alimentare l’idea che la gravidanza sia una gara (vedi sotto):

“A volte mi domando se viviamo in un XXI secolo alternativo… perché non posso credere che ci sia ancora così tanta medievalità”.

È la società ad essere ancora radicata in un sessismo, nemmeno tanto velato, che alimenta la rivalità tra donne.

Ma è ora di sfatare questo mito e portare anche esempi positivi. Sempre come ho scritto a Felicia: “il fatto stesso che io e te siamo qui a parlarne e a confrontarci mi fa sperare…
il supporto e la comprensione tra donne ha speranza e prima o poi, lentamente magari, arriveremo ad abbattere anche questo muro. La storia ci insegna che di conquiste noi donne ne abbiamo fatte: possono solo rallentarci ma mai fermarci!”

Per sostenere questa mia tesi voglio raccontarvi una cosa.

Nel corso della mia vita e nell’ultimo anno soprattutto, ho visto quanto le donne siano capaci di comprensione, sostegno e affetto.

Siamo cresciute con la convinzione che la rivalità tra donne sia normale. Certo, siamo cresciute con esempi come: Cenerentola e le sorellastre, Grimilde e Biancaneve, Rapunzel e Madre Gothel… ma questa non è rivalità, questi sono esempi di invidia pura e semplice.

E se la rivalità può essere anche positiva se offre lo stimolo a migliorarsi, l’invidia invece ti consuma. Ed è quella che la società alimenta.

Ma io ho affrontato una malattia prettamente femminile e quindi mi sono ritrovata a conoscere donne fantastiche di ogni tipo: differenti per età, cultura, e ceto sociale.

Beh, lasciate che ve lo dica: di fronte alla paura della malattia, alla testa rapata e alla camiciola d’ospedale ho capito che in fondo siamo tutte uguali: lottiamo per la nostra vita, i nostri affetti… per vedere i nostri figli crescere o per realizzare qualcosa che abbiamo sempre rimandato pensando “ora non ho tempo, ma lo farò più avanti!”

E, inaspettatamente rispetto a quello che mostra la società, ci sosteniamo. Che sia una chiacchierata durante la chemio, un abbraccio dopo l’esito delle analisi del sangue prima della terapia, l’applauso dopo rimozione del PICC, o lo scambio infinito di messaggi su come affrontare l’ennesimo effetto collaterale dei farmaci.

Insomma, esattamente come dice George R.R. Martin “Quando la neve cade e i venti bianchi soffiano, il lupo solitario muore, ma il branco sopravvive”

…noi donne siamo lupi e, se vogliamo, formiamo un branco meraviglioso!

Maria I Tudor e il tumore dell’Ovaio

La regina Maria I in un ritratto di Anthonis Mor

Il 17 novembre 1558 il sanguinoso e breve regno di Maria I, figlia di Enrico VIII e Caterina D’Aragona, termina bruscamente con la morte della regina.

La salute di Maria era stata cagionevole fin da bambina, eppure era riuscita a sopravvivere e, dopo non poche tribolazioni (di cui vi parlo nel mio podcast), a diventare regina d’Inghilterra.

Ma a quanto pare le sofferenze per questa donna non sono destinate a terminare. Ecco quindi che allo stress derivante dalla missione che si era prefissata, ovvero « il totale ripristino della religione cattolica sul suolo inglese», si unisce anche il disagio per un marito fedifrago e glaciale e il dolore e l’umiliazione di false gravidanze che saranno invece sintomi di una malattia molto grave.

Nel 1557, nei mesi successivi all’ultima visita del marito, Filippo II di Spagna, «il suo ventre era visibilmente gonfio e Maria si illuse di essere incinta. Il solo frutto che tuttavia la regina portava in grembo era un tumore» (A. Accorsi e D. Ferro, Le famiglie più malvagie della storia, Newton Compton Editori, Roma, 2013, p. 239.)

Proprio così.

Fonti raccolte dicono che abbia sofferto molto, sia nel corpo che psicologicamente. Anche se la sua morte coincide con sintomi dell’epidemia d’influenza presente in Inghilterra in quel periodo ed a questa malattia è stata spesso associata, sembra invece che ciò che ha ucciso la regina siano state cisti ovariche, o una qualche forma di cancro alle ovaie. I sintomi di questa malattia sono talmente generici che ancora oggi si fatica ad individuarli senza un attento e periodico controllo medico.

Controllo, ma soprattutto informazioni che attualmente noi possiamo avere:

Associazione Italiano per la Ricerca sul Cancro

Io ho vissuto l’esperienza di un tumore al seno e se oggi sono ancora qui a scrivervi lo devo in primis alla PREVENZIONE. Quindi mai come ora invito tutti ad ascoltare il proprio corpo. Prendetevene cura, perché nulla dev’essere dato per scontato.

Guardate la povera Maria I: ha lottato una vita intera per essere riconosciuta come regina d’Inghilterra, ma soprattutto degna erede di Isabella di Castiglia. E alla fine a fermarla non è stato un complotto alla corona, nemmeno un nemico straniero. No, ha dovuto cedere a qualcosa di inarrestabile, subdolo, che miete vittime nel XXI secolo così come silenziosamente ne faceva nei secoli scorsi.

Benvenuti nel restyle del mio sito!

Mi sento come se avessi ristrutturato casa e avessi voglia di invitarvi tutti a vederla!

Prego signori, entrate pure! Ho fatto le pulizie, ho riordinato tutto e ora sono pronta a ricevere i miei ospiti.

Come nei migliori restauri, mi sono affidata ad una squadra davvero speciale, paziente e comprensiva. La scelta dell’ “architetto” è andata senza indugi verso la mia social guru Valeria Crivellari, meglio conosciuta come Mama Non Mama che in una mattinata mi ha arricchita di un’infinità di nozioni per me davvero illuminanti (ammetto di essermi sentita più volte come mia madre quando durante le mie spiegazioni di qualche funzione del suo smartphone…). Mi ha aperto un mondo che spero di riuscire ad approfondire imparandone tutte le potenzialità. A fare la cosiddetta manovalanza è venuto in mio soccorso mio marito Matteo, reduce anche lui dell’avvio di un suo blog molto tecnico (su sviluppi di nuovi modelli di business) e quindi fresco di capacità tecniche di creazione di siti. Tutto questo unito alla mia insonnia cronica che ho sfruttato per mettere in pratica ciò che Valeria mi ha insegnato, et voilà: ecco il mio nuovo sito.

Venite, vi faccio fare il giro della casa!

Nell’atrio troverete tutti i miei articoli, dal più recente fino al più vecchio che risale ormai a marzo 2017 (se volete fare più velocemente potete vedere l’archivio sulla destra).

Il corridoio principale vi permette di entrare in tutte le “stanze”. C’è ABOUT ME dove mi presento raccontandovi la mia formazione e le mie passioni. Qui troverete anche una piccola nicchia in cui vi racconto l’esperienza che ho vissuto durante la mia battaglia contro un tumore al seno. Niente di strappalacrime e che cerca compatimento, state tranquilli, semplicemente una condivisione che spero possa aiutare chi si trova nel bel mezzo della battaglia ma anche chi gli è vicino.

Proseguendo per la mia nuova casa troverete la presentazione del mio primo romanzo “Io. Anna” e anche del mio progetto di farne una trilogia.

L’ultima stanza, “Pillole di…” racchiude invece due mie rubriche:

  • “A SPASSO CON I TUDOR”. VIDEO. Nata da poco per caso, sembra piacere molto. Racchiude video in cui racconto di personaggi della casata dei Tudor o che ne hanno a che fare
  • “Storie di Donne nella Storia”. PODCAST. Per ora troverete solo la presentazione del progetto, ma presto sarà pronta il primo episodio. Qui narrerò le vicende di donne importanti per la storia che però spesso sono state nell’ombra.

Ecco, il giro per ora finisce qui.

Spero che la mia casa vi piaccia e sarei davvero felice se mi veniste a trovare spesso. La porta è sempre aperta e troverete sempre qualcosa ad accogliervi.

A presto

fRa’